GIUSTIZIA E DIGNITÀ

La giustizia che ricuce ha bisogno di regole: la Cassazione chiarisce il “no” ai percorsi riparativi

Le Sezioni Unite fissano un punto procedurale sull’impugnabilità del rigetto dell’invio a un Centro di giustizia riparativa: più uniformità, meno arbitrarietà.

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Palazzo di Giustizia di Roma (Corte di Cassazione)
Palazzo di Giustizia (Roma). Foto da Flickr (CC BY) — Wikimedia Commons. File e licenza

C’è un punto, nei procedimenti penali, che raramente fa rumore: quando qualcuno chiede di avviare un percorso riparativo. Non per “cancellare” il danno, ma per guardarlo in faccia, assumersi responsabilità, e — quando è possibile — costruire una forma di riparazione reale.

Proprio perché delicata, la giustizia riparativa ha bisogno di regole chiare. Il 9 febbraio 2026 la Corte di Cassazione, Sezioni Unite penali, ha depositato la sentenza n. 5166 (udienza 30 ottobre 2025) sul tema dell’impugnabilità del provvedimento con cui il giudice rigetta la richiesta di invio al Centro per la giustizia riparativa.

Perché è una buona notizia coerente con “Giustizia e Dignità”? Perché riduce il rischio di prassi disomogenee: se una possibilità è prevista dall’ordinamento, deve essere trattata con criteri il più possibile uniformi. La dignità, spesso, è anche questo: sapere che il procedimento non cambia faccia da un’aula all’altra.

Scheda rapida

  • Chi: Cassazione penale (Sezioni Unite)
  • Quando: deposito 9 febbraio 2026 (udienza 30 ottobre 2025)
  • Oggetto: rigetto invio al Centro di giustizia riparativa e impugnabilità

Approfondimento

Prima del deposito era stata pubblicata un’informazione provvisoria sull’udienza: utile per capire perché la questione incide sulla pratica. Apri approfondimento